martedì 12 aprile 2011

La bocca della verità!

L’Istat è ormai uno dei pochi canali di informazione serio che permette di avere un po’ di verità sulla reale situazione economica dell’Italia, in quanto i mass media sostengono che la situazione economica sembra essere “buona”, ma quando però guardiamo nel nostro portafoglio, costatiamo che di soldi ce ne sono sempre meno.
Ne consegue che l’unica speranza per avere un po’ di verità è solo quella di leggere i dati pubblicati dall’Istat.
Il dato più preoccupante è quello del risparmio: nel 1990 ogni italiano risparmiava 22 euro per un totale € 1.320.000.000,00 all’anno, nel 2010 il risparmio è sceso a meno di 10 euro per Italiano per 600 milioni di Euro.
Questo significa che il reddito a disposizione dei cittadini continua a diminuire e di questo passo, in pochi anni, l’Italiano non solo non avrà più la possibilità di risparmiare, ma si indebiterà sempre di più.
E questo è dimostrato dal fatto che la disoccupazione a gennaio 2011 è salita dello 0,2% in più rispetto al gennaio del 2010 e quella giovanile ha raggiunto il 29,4%, si tratta del dato peggiore dal 2004 in poi; senza dimenticare che, a marzo, la cassa integrazione è aumentata del 45,10% su base mensile.
Questi dati provano la presenza della crisi economica che attanaglia tutti i settori; le famiglie ne soffrono, molti riescono ad andare avanti solo perché hanno i genitori in pensione, che sono gli unici ad essere “a reddito fisso”.
Negli ultimi vent’anni si è verificato un cambiamento epocale: fino agli anni ‘80 erano i figli che mantenevano i genitori, oggi spesso sono i genitori che mantengono i figli, anche se sposati.
Se a questo aggiungiamo il fatto che l’evasione fiscale in un anno è aumentata del 38%, ci rendiamo conto che la situazione, anche delle finanze statali, continua a peggiorare.
Non solo, le spese delle Regioni sono aumentate negli ultimi 10 anni del 75%, mentre per quelle a statuto speciale la spesa è aumentata dell’89%.
L’unica speranza è che la Germania, dove l’economia ha ripreso a galoppare con un incremento che è quasi 4 volte quello italiano, serva da esempio ai nostri governanti e che gli stessi, anziché preoccuparsi di cose futili come il processo breve, si interessino anche dell’economia creando posti di lavoro.
Diversamente saranno solo parole.

3 commenti:

  1. Purtroppo spesso sono solo parole e belle intenzioni. Nei fatti, poi, si dà addosso sempre agli stessi, ai più poveri, a quelli che contano meno in termini elettorali. Trovo scandaloso,inoltre, che visto il continuo impoverimento dei ceti più deboli il Parlamento stia votando l'aumento del finanziamento pubblico ai partiti.

    Laura Prati

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  2. Verissimo, i nostri politici dovrebbero occuparsi di più di problemi veri e meno dei problemi giudiziari del premier o dei propri interessi personali. E' evidente che i dati mostrano le conseguenze della crisi ed anche questo è un dato di fatto. Sulla veridicità dei dati mi permetta di esprimere tutti i dubbi del mondo: avere un po’ di verità dall'ISTAT è come chiedere a Berlusconi di avere un po' di sobrietà. Secondo lei i dati dell'inflazione relativi al periodo di passaggio dalla Lira all'Euro erano veritieri? Uno stipendio di 2.000.000 di Lire era un signor stipendio eppure gli attuali ed equivalenti 1000 Euro sono un insulto. Come mai se l'inflazione è cresciuta a tassi inferiori al 3% ci ritroviamo dopo circa dieci anni ad avere un potere di acquisto dimezzato? Le faccio notare che nella mia azienda compriamo le materie prime a prezzi fermi dal 1990 (10.000 Lire sono 5,17 Euro), vendiamo i nostri prodotti a prezzi equivalenti a quelli del 1990 (qui il cambio con l'euro è a nostro svantaggio - 10.000 Lire sono 5 Euro) ma paghiamo la manodopera il doppio rispetto al 1990. E ci chiediamo perchè perdiamo competitività? Tutti i nostri politici dicono che l'Euro ci ha salvato in questa crisi ma nessuno ci dice che l'Euro ci ha ucciso nel momento in cui l'abbiamo adottato; nessuno osa toccare i vari Ciampi, Amato e Prodi che con il cambio a 1936,27 hanno distrutto almeno un'intera generazione di giovani e le speranze di numerose aziende. Altro che competitività, in Italia esiste solo la fiera dell'ipocrisia e del proprio interesse personale; un sondaggio ISTAT potrebbe dimostrarlo ma ovviamente, dicendo solo la verità, cerca di trattare solo le verità meno scomode.

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  3. Trovo tutto sommato corretto e condivisibile il parere espresso dalla persona precedente; anche la Sua conclusione che analizzando solo certi argomenti, piuttosto che la loro globalità, si possa giungere a sintesi incomplete (o addirittura non vere).

    Aggiungerei che dal 1990 il costo del Lavoro è aumentato molto anche per l'intervento di molte normative nazionali ed europee da rispettare... i Decreti Legge sulla Sicurezza nel Lavoro, la Direttiva CE Macchine, le certificazioni di Qualità dei prodotti... spese e personale necessari per il loro espletamento... aumenti impositivi, per i quali siamo vicino (talvolta anche oltre) al 50% del reddito d'azienda, contro una media europea più vicina al 30% che non al 40%... poi la inadeguatezza dei servizi ausiliari comporta altre spese aggiuntive... e chi più ne ha ne metta!

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