“Vogliamo il 100% del Parlamento, non il 20% o il 25 o il 30%": è una delle frasi ad effetto che Beppe Grillo ha sfoggiato in una recente intervista a Time, che ha presentato ai suoi lettori Americani "il comico canaglia diventato kingmaker".
Scrive Time "Il più grande vincitore delle elezioni italiane si è rifiutato di negoziare con la vecchia guardia che considera alla radice dei problemi dell'Italia".
Nell'intervista Grillo afferma di "volere dissoluzione dei partiti", dà il merito del suo successo a Internet e sostiene di volere sostituire i partiti con "cittadini, informati, onesti, cittadini trasparenti, che fanno il loro lavoro con passione", che vanno a casa dopo due mandati.
Siamo in democrazia e fa specie che un politico possa sostenere di volere “il 100% del Parlamento”, non sarebbe più democrazia ma dittatura!
Non sono tra quelle che hanno ricordato i discorsi di nefasti dittatori che nel 1933 avevano affermato cose simili a quanto afferma oggi Grillo, siamo da sempre (e non da oggi che va di moda), fautori della non candidabilità dopo due mandati e che la politica non deve essere “il mestiere per la vita”.
Sono contrario ai “NO” per partito preso, e il programma di Grillo è un elenco di “no” senza alcuna proposta.
Non sono per l’abolizione del finanziamento ai Partiti, me sono anche per una forte riduzione di questo finanziamento che deve essere destinato solo alla pura propaganda politica e non per pagare pletore di funzionari di partito e per ripianare i debiti dei giornali..
Non sono per una drastica diminuzione degli stipendi dei Parlamentari, ma voglio che vengano mandati a casa quelli che non lavorano in Parlamento.
Sono per essere in Europa, ma a condizione di non essere succube di nessuno.
Sono a favore della TAV, ma nel rispetto dell’ambiente.
Sono per la “rete”, ma non voglio esserne condizionato.
Sono per la correttezza dei rapporti, e non per gli insulti nei confronti di chi non è d’accordo con me.
Sono per il confronto, senza ritenere di essere il solo ad essere nel giusto, pensando che gli altri che non la pensano come me siano degli idioti.
E potrei continuare.
Fare politica significa “costruire” e non “distruggere” come sostiene Grillo.
Fare politica significa rispettare il pensiero degli altri, senza ritenere di essere dei Padre Eterni onniscienti.
venerdì 29 marzo 2013
giovedì 28 marzo 2013
Nuove elezioni
Vi è chi si è chiesto per quale motivo non ho scritto nulla in merito al post elezioni e al tentativo di Bersani di formare il Governo.
La risposta è semplice: ci sono momenti in cui il silenzio è più esplicito delle parole!
Se fossi stato al posto di Bersani personalmente non avrei accettato l’incarico e avrei chiesto nuove elezioni.
Personalmente sarei andato alle elezioni a gennaio del 2012, lasciando che gli stipendi e la tredicesima del dicembre 2011 non fossero pagati e che gli Italiani finissero con il sedere per terra, mi sia consentito il francesismo, e capissero in quale situazione si trovavano.
L’esito delle elezioni è stato chiaro: gli Italiani non hanno voluto dare la maggioranza a nessuno e allora si vada alle nuove elezioni.
Se gli Italiani vorranno, come auspica Grillo, “essere più poveri per i prossimi 5 anni, ma vivere più felici”, sanno chi votare, ma poi quando dovranno rinunciare a Sky, al ristorante, all’auto, alle vacanze, alla bistecca non dovranno recriminare.
Se invece vorranno vivere in modo diverso potranno scegliere altri.
Ora Bersani deve decidersi, più di quello che ha fatto non poteva fare, se dovesse continuare sarebbe “accanimento terapeutico”!
I grillini in ogni caso diranno di no a qualsiasi nome sarà proposto, fatto salvo che non sia uno dei loro e allora indichino il loro Crimi che, dopo aver detto che “Napolitano era più sveglio del solito”, si è messo a dormire nell’aula del Senato.
Se questa è la nuova classe dirigente, fanno bene quelli che dicono “ridateci Craxi”, persona che non ho mai amato, anzi, ma almeno non si addormentava durante i dibattiti Parlamentari e, a suo modo, aveva il “senso dello Stato”.
La risposta è semplice: ci sono momenti in cui il silenzio è più esplicito delle parole!
Se fossi stato al posto di Bersani personalmente non avrei accettato l’incarico e avrei chiesto nuove elezioni.
Personalmente sarei andato alle elezioni a gennaio del 2012, lasciando che gli stipendi e la tredicesima del dicembre 2011 non fossero pagati e che gli Italiani finissero con il sedere per terra, mi sia consentito il francesismo, e capissero in quale situazione si trovavano.
L’esito delle elezioni è stato chiaro: gli Italiani non hanno voluto dare la maggioranza a nessuno e allora si vada alle nuove elezioni.
Se gli Italiani vorranno, come auspica Grillo, “essere più poveri per i prossimi 5 anni, ma vivere più felici”, sanno chi votare, ma poi quando dovranno rinunciare a Sky, al ristorante, all’auto, alle vacanze, alla bistecca non dovranno recriminare.
Se invece vorranno vivere in modo diverso potranno scegliere altri.
Ora Bersani deve decidersi, più di quello che ha fatto non poteva fare, se dovesse continuare sarebbe “accanimento terapeutico”!
I grillini in ogni caso diranno di no a qualsiasi nome sarà proposto, fatto salvo che non sia uno dei loro e allora indichino il loro Crimi che, dopo aver detto che “Napolitano era più sveglio del solito”, si è messo a dormire nell’aula del Senato.
Se questa è la nuova classe dirigente, fanno bene quelli che dicono “ridateci Craxi”, persona che non ho mai amato, anzi, ma almeno non si addormentava durante i dibattiti Parlamentari e, a suo modo, aveva il “senso dello Stato”.
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Bersani; Grillo
mercoledì 27 marzo 2013
So che la mia presenza è un po’ ingombrante, ma viviamo come fratelli
Con queste parole ieri mattina Papa Francesco ha comunicato ai sacerdoti che vivono nella Casa Santa Marta in Vaticano la sua intenzione di rimanere nella residenza e di non trasferirsi nell'appartamento papale nel Palazzo Apostolico.
Nel frattempo aveva già la stanza 207, da Lui occupata durante il conclave, e si era trasferito nella numero 201 che ha a disposizione anche un salotto, continuando a fare colazione, a pranzare e a cenare con gli altri ospiti nella grande sala da pranzo comune della residenza, senza la presenza di guardie e maggiordomi. A chi aveva tentato di fargli cambiare idea il Papa ha risposto che non c'erano problemi e che lui «è abituato» a stare con i suoi preti. In questo modo Papa Francesco ha scelto di rimanere a fuori dalla “reggia Vaticana”, vivendo meno isolato dal resto del mondo, rimanendo a stretto contatto con tutti coloro che operano nella città del Vaticano.
Questa decisione non stupisce in quanto anche nell'arcivescovado di Buenos Aires, Bergoglio viveva in una sola stanza, accanto a una piccola cappella e a una biblioteca, senza occupare l'appartamento dell'arcivescovo; la stanza era riscaldata da una piccola stufa elettrica, perché quando l’Arcivescovado era chiuso l’ordine era di spegnere l’impianto riscaldamento centralizzato.
La decisione di non occupare l'appartamento papale, da lui giudicato «troppo grande» rappresenta un altro forte segnale della volontà di Papa Francesco di non voler cambiare il suo stile di vita e che dovranno essere gli altri (corte pontificia e sicurezza) a doversi adattare alla sua volontà. Qualcuno ha affermato che “sta cambiando il Mondo”, non è vero in quanto vi è solo un ritorno alla vera essenza della Chiesa che, come ha detto Papa Francesco “deve essere una Chiesa povera per i Poveri”.
Nel frattempo aveva già la stanza 207, da Lui occupata durante il conclave, e si era trasferito nella numero 201 che ha a disposizione anche un salotto, continuando a fare colazione, a pranzare e a cenare con gli altri ospiti nella grande sala da pranzo comune della residenza, senza la presenza di guardie e maggiordomi. A chi aveva tentato di fargli cambiare idea il Papa ha risposto che non c'erano problemi e che lui «è abituato» a stare con i suoi preti. In questo modo Papa Francesco ha scelto di rimanere a fuori dalla “reggia Vaticana”, vivendo meno isolato dal resto del mondo, rimanendo a stretto contatto con tutti coloro che operano nella città del Vaticano.
Questa decisione non stupisce in quanto anche nell'arcivescovado di Buenos Aires, Bergoglio viveva in una sola stanza, accanto a una piccola cappella e a una biblioteca, senza occupare l'appartamento dell'arcivescovo; la stanza era riscaldata da una piccola stufa elettrica, perché quando l’Arcivescovado era chiuso l’ordine era di spegnere l’impianto riscaldamento centralizzato.
La decisione di non occupare l'appartamento papale, da lui giudicato «troppo grande» rappresenta un altro forte segnale della volontà di Papa Francesco di non voler cambiare il suo stile di vita e che dovranno essere gli altri (corte pontificia e sicurezza) a doversi adattare alla sua volontà. Qualcuno ha affermato che “sta cambiando il Mondo”, non è vero in quanto vi è solo un ritorno alla vera essenza della Chiesa che, come ha detto Papa Francesco “deve essere una Chiesa povera per i Poveri”.
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Papa Francesco
venerdì 22 marzo 2013
Il tapon se peso del buso
non so se ho scritto il titolo in dialetto veneto perfetto, e mi scuso per gli errori:
LA TOPPA è PEGGIO DEL BUCO dice la saggezza popolare.
La vicenda dei due marò sta diventando grottesca e la diplomazia Italia ha fatto una figuraccia pazzesca.
L’aver affermato che i due marò non sarebbero tornati in India, nonostante che il nostro Console avesse rilasciato un impegno solenne che garantiva il loro rientro, aveva sollevato l’indignazione non solo dell’India ma anche di tutti coloro che credono ancora che l’onore sia una cosa seria.
Ora i Marò non saranno più visti dagli indiani come delle persone che forse aveva sbagliato a sparare e che lo avevano fatto in buona fede, ma li ha trasformati in persone dalle quali diffidare.
L’Italia da partner affidabile, si è trasforma in un soggetto che non mantiene i patti.
Peggio di così non ci si poteva comportare e il nostro Paese ne subirà le conseguenze sotto tutti i profili, primo tra tutti quello economico in quanto gli Indiani si chiederanno se ci si deve fidare di chi non mantiene la parola data.
Non solo: la Magistratura Indiana sarà ancora propensa a concedere dei permessi per il rientro in Italia ai Marò?
C’è solo da sperare che il prossimo Ministro degli esteri e i suoi consiglieri siano più attenti in futuro ed evitino di cadere in situazioni di questo tipo: per conquistarsi la credibilità ci si impiega anni, per perderla ci si impiega un minuto!
LA TOPPA è PEGGIO DEL BUCO dice la saggezza popolare.
La vicenda dei due marò sta diventando grottesca e la diplomazia Italia ha fatto una figuraccia pazzesca.
L’aver affermato che i due marò non sarebbero tornati in India, nonostante che il nostro Console avesse rilasciato un impegno solenne che garantiva il loro rientro, aveva sollevato l’indignazione non solo dell’India ma anche di tutti coloro che credono ancora che l’onore sia una cosa seria.
Ora i Marò non saranno più visti dagli indiani come delle persone che forse aveva sbagliato a sparare e che lo avevano fatto in buona fede, ma li ha trasformati in persone dalle quali diffidare.
L’Italia da partner affidabile, si è trasforma in un soggetto che non mantiene i patti.
Peggio di così non ci si poteva comportare e il nostro Paese ne subirà le conseguenze sotto tutti i profili, primo tra tutti quello economico in quanto gli Indiani si chiederanno se ci si deve fidare di chi non mantiene la parola data.
Non solo: la Magistratura Indiana sarà ancora propensa a concedere dei permessi per il rientro in Italia ai Marò?
C’è solo da sperare che il prossimo Ministro degli esteri e i suoi consiglieri siano più attenti in futuro ed evitino di cadere in situazioni di questo tipo: per conquistarsi la credibilità ci si impiega anni, per perderla ci si impiega un minuto!
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Marò; India
sabato 16 marzo 2013
Probabilmente ci linciano
Quanto sto per scrivere non troverà tutti d’accordo, ma voglio affermare che la decisione assunta dal nostro Governo in merito ai due Marò, che hanno ucciso due poveri pescatori indiani, non ci trova d’accordo.
Quello che l’Italia ha fatto è una violazione di un patto tra gentiluomini: sulla parola i Marò hanno ricevuto il permesso di 4 settimane per tornare in Patria per votare; L’Italia non ha rispettato la parola data e ha comunicato all’India che i due Marò non sarebbero tornati in quel paese.
Quello che è certo è che i due Marò dovranno essere comunque processati in Italia per omicidio.
Quando si spara, e chi spara è una persona che è abituata a farlo, deve avere una grande sensibilità perché una volta premuto il grilletto, dall’altra parte vi è un morto, non vi sono santi che tengano!
Non vi è nessuna differenza tra il Marò che ha sparato al pescatore indiano, rispetto alla persona che spara colpendo un passante.
Si tratterà di omicidio colposo piuttosto che di omicidio volontario o preterintenzionale, ma sempre di omicidio si tratta.
Non vi sono scusanti per chi toglie la vita ad un’altra persona, i Marò dovranno essere processati, sarà poi il Giudice a determinare il grado di colpevolezza e pronunciare la sentenza.
Affermare che i due Marò sono degli angioletti scesi dal cielo, significa negare l’evidenza più totale; il loro compito era quello di difendere una nave, intervenendo anche con le armi in caso di attacco.
Scambiare una barca di pescatori per uno scafo dei pirati ci sembra un errore grave inconcepibile.
Chissà perché quando si ha davanti dei pirati chissà non si spara mai, ma si spara quando dall’altra parte c’è una barca con dei pescatori.
Questo è un quesito al quale noi non riusciamo a dare una risposta.
Quello che l’Italia ha fatto è una violazione di un patto tra gentiluomini: sulla parola i Marò hanno ricevuto il permesso di 4 settimane per tornare in Patria per votare; L’Italia non ha rispettato la parola data e ha comunicato all’India che i due Marò non sarebbero tornati in quel paese.
Quello che è certo è che i due Marò dovranno essere comunque processati in Italia per omicidio.
Quando si spara, e chi spara è una persona che è abituata a farlo, deve avere una grande sensibilità perché una volta premuto il grilletto, dall’altra parte vi è un morto, non vi sono santi che tengano!
Non vi è nessuna differenza tra il Marò che ha sparato al pescatore indiano, rispetto alla persona che spara colpendo un passante.
Si tratterà di omicidio colposo piuttosto che di omicidio volontario o preterintenzionale, ma sempre di omicidio si tratta.
Non vi sono scusanti per chi toglie la vita ad un’altra persona, i Marò dovranno essere processati, sarà poi il Giudice a determinare il grado di colpevolezza e pronunciare la sentenza.
Affermare che i due Marò sono degli angioletti scesi dal cielo, significa negare l’evidenza più totale; il loro compito era quello di difendere una nave, intervenendo anche con le armi in caso di attacco.
Scambiare una barca di pescatori per uno scafo dei pirati ci sembra un errore grave inconcepibile.
Chissà perché quando si ha davanti dei pirati chissà non si spara mai, ma si spara quando dall’altra parte c’è una barca con dei pescatori.
Questo è un quesito al quale noi non riusciamo a dare una risposta.
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Marò; India
giovedì 14 marzo 2013
FRANCESCO I°: IL PAPA DI TUTTI
L’elezione del nuovo Papa sta suscitando grandi speranze in quanto il suo modo di comportarsi quando era Cardinale, il suo atteggiamento nei confronti della gente, dei suoi collaboratori, della stessa Curia fanno sperare in un cambiamento radicale di alcuni atteggiamenti della Chiesa che hanno suscitato notevoli perplessità.
Potremmo usare uno slogan: Francesco I un nome una garanzia!
Il fatto stesso di chiamarsi come il Santo povero già è indice di quello che vuol rappresentare questo Papa, il fatto che non si sia mai atteggiato a prelato di alto rango quale era ma un semplice servitore della Croce e di tutti i fedeli, di qualsiasi classe sociale fossero, già è una anticipazione di quello che potrebbe fare questo Papa.
Bene hanno fatto i Cardinali a scegliere un Papa proveniente dal Sud America, un Papa che nonostante l’età, sicuramente è molto più giovane di altri perché la giovinezza non è quella anagrafica ma è quella mentale, degli atteggiamenti, e delle prese di posizione.
Sicuramente con l’elezione di Francesco I la Chiesa si avvia verso un’epoca di rinnovamento e di apertura alla società, e questo è quello che la gente chiede.
Potremmo usare uno slogan: Francesco I un nome una garanzia!
Il fatto stesso di chiamarsi come il Santo povero già è indice di quello che vuol rappresentare questo Papa, il fatto che non si sia mai atteggiato a prelato di alto rango quale era ma un semplice servitore della Croce e di tutti i fedeli, di qualsiasi classe sociale fossero, già è una anticipazione di quello che potrebbe fare questo Papa.
Bene hanno fatto i Cardinali a scegliere un Papa proveniente dal Sud America, un Papa che nonostante l’età, sicuramente è molto più giovane di altri perché la giovinezza non è quella anagrafica ma è quella mentale, degli atteggiamenti, e delle prese di posizione.
Sicuramente con l’elezione di Francesco I la Chiesa si avvia verso un’epoca di rinnovamento e di apertura alla società, e questo è quello che la gente chiede.
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Papa Francesco I°
martedì 12 marzo 2013
GLI IMPEDIMENTI SONO DISUGUALI PER TUTTI.
Come è noto di mestiere facciamo l’avvocato e ci capita di difendere persone imputate in procedimenti penali.
A volte capita che il cliente il giorno dell’udienza fissata per il processo è ammalato: c’è chi afferma di essere influenzato, chi afferma di avere una lombalgia, chi è ricoverato in ospedale perché effettivamente è gravemente malato.
Ad oggi nonostante un’esperienza ultra trentennale non abbiamo mai avuto un cliente che ha chiesto di rinviare un processo perché affetto da congiuntivite.
La gran parte delle richieste di rinvio dei processi penali per malattia non sono state accettate in quanto la malattia deve essere grave e talmente invalidante da impedire materialmente la presenza dell’imputato al processo.
Finalmente possiamo dire che la giustizia “è uguale per tutti”, sia che l’imputato che è un operaio, sia che sia un Presidente del Consiglio.
Bene ha fatto il Tribunale di Milano a seguire alla lettera quanto previsto dal codice: quando viene prospettato l’impedimento per malattia, il codice afferma che il Giudice può valutare dal certificato medico la fondatezza dell’impedimento e, ove abbia dei dubbi, può disporre direttamente una visita medico fiscale.
Nei casi che ci sono capitati il Giudice ha semplicemente respinto le nostre richieste, senza disporre la visita medico legale.
Ma quello che lascia più perplesso è il fatto che si venga ricoverati per una congiuntivite, questo può capitare perché si rischia di diventare ciechi, oppure c’è qualcosa che non va!
Diverso è il secondo impedimento addotto dal Cavaliere che è stato considerato valido, quello relativo alla pressione, anche se per avere scompensi di questo genere è sufficiente prendere una pastiglia in più o in meno e la pressione va a farsi friggere.
A volte capita che il cliente il giorno dell’udienza fissata per il processo è ammalato: c’è chi afferma di essere influenzato, chi afferma di avere una lombalgia, chi è ricoverato in ospedale perché effettivamente è gravemente malato.
Ad oggi nonostante un’esperienza ultra trentennale non abbiamo mai avuto un cliente che ha chiesto di rinviare un processo perché affetto da congiuntivite.
La gran parte delle richieste di rinvio dei processi penali per malattia non sono state accettate in quanto la malattia deve essere grave e talmente invalidante da impedire materialmente la presenza dell’imputato al processo.
Finalmente possiamo dire che la giustizia “è uguale per tutti”, sia che l’imputato che è un operaio, sia che sia un Presidente del Consiglio.
Bene ha fatto il Tribunale di Milano a seguire alla lettera quanto previsto dal codice: quando viene prospettato l’impedimento per malattia, il codice afferma che il Giudice può valutare dal certificato medico la fondatezza dell’impedimento e, ove abbia dei dubbi, può disporre direttamente una visita medico fiscale.
Nei casi che ci sono capitati il Giudice ha semplicemente respinto le nostre richieste, senza disporre la visita medico legale.
Ma quello che lascia più perplesso è il fatto che si venga ricoverati per una congiuntivite, questo può capitare perché si rischia di diventare ciechi, oppure c’è qualcosa che non va!
Diverso è il secondo impedimento addotto dal Cavaliere che è stato considerato valido, quello relativo alla pressione, anche se per avere scompensi di questo genere è sufficiente prendere una pastiglia in più o in meno e la pressione va a farsi friggere.
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Legittimo impedimento; Berlusconi
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