In un momento storico in cui la crisi economica la fa da padrona, le risorse sono sempre meno e si è in presenza di una crescita esponenziale delle nuove povertà e dei bisogni dei cittadini, il che rende sempre più difficile dare un aiuto economico ai soggetti più deboli.
Un modo di intervento è quello di dare maggiori servizi tramite persone che possono dedicare il proprio tempo a chi ne ha bisogno.
La crisi sta creando una diminuzione di lavoro e, conseguentemente, il numero delle persone che sono in cassa integrazione o che percepiscono un’indennità di disoccupazione è altissimo.
La domanda che ci si deve porre è la seguente: non si può chiedere a queste persone di dedicare, in proporzione alle somme che percepiscono dalla cassa integrazione o come indennità di disoccupazione, e lo stipendio precedente, parte del proprio tempo a lavori socialmente utili mettendo a disposizione la propria esperienza e capacità?
In questo modo non avremmo migliaia di persone che rimangono a casa a pensare solo al posto di lavoro che non hanno più o che rischiano di perdere, ma che sono occupate rendendosi utili alla collettività.
E’ un’idea come tante altre, che in altri Stati viene già utilizzata.
Inoltre, visto che in molti sussurrano che alcuni cassa integrati sembra che svolgano dei lavori “in nero”, si potrebbe prevedere che chi è in cassa integrazione o percepisce l’indennità di disoccupazione, obbligatoriamente, deve mettere a disposizione il proprio tempo per lavori che lo Stato gli chiede di svolgere.
Nel momento stesso in cui questi soggetti si rifiutano, perdono in tutto o in parte il diritto a questa indennità.
In questo modo avremmo raggiunto lo scopo di tacitare le voci maligne che sostengono la proliferazione del lavoro nero e di permettere a chi ha bisogno di avere un’assistenza di averlo.
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sabato 19 gennaio 2013
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