lunedì 5 gennaio 2015
HANNO VINTO O PERSO GLI STATI UNITI?
Dopo aver letto la notizia che Cuba e gli USA hanno raggiunto un accordo che prevede il ravvicinamento dei due Stati con la eliminazione dell’embargo e di tutte le sanzioni economiche e non che gli Stati Uniti avevano posto in essere contro Cuba, Ferrero e i suoi Compagni di cordata, gia PDC PC RIFONDAZIONE Comunista,etc…ha affermato che “hanno perso gli Stati Uniti” che hanno dovuto riconoscere che quanto da anni dicevano contro il comunismo e Cuba era tutto falso.
Siamo rimasti esterefatti da simili affermazioni.
Sarebbe sufficiente per Ferrero andare a Cuba per rendersi conto che Cuba non è nient’altro che una dependance degli Stati Uniti: il dollaro è la moneta ufficiale, il consumismo è al massimo livello, ovviamente per chi fa la borsa nera, mentre quelli che erano poveri 50 anni fa lo sono ancora oggi.
Cuba vive in una crisi economica sull’orlo perenne della bancarotta e solo grazie ad un accordo di questo genere che elimina tutte le sanzioni economiche può pensare di sopravvivere e di risollevarsi.
Ma d’altra parte riconoscere i propri errori non è da tutti, Ferrero e compagni non hanno ancora capito che il ‘68 è finito da un bel po’ di anni, che all’epoca ha fatto un gran bene ma che oggi non ha ragion d’essere, così come il comunismo ha portato in molte parti del mondo un minimo di benessere che non sarebbe stato garantito dal capitalismo, ma che oggi non ha più ragion d’essere.
Vogliamo vedere fra 5 anni se veramente gli USA avranno perso la battaglia con Cuba?
Fra qualche anno l’Avana sarà piena di Mac Donald, di supermercati, di macchine splendenti, di catene di negozi dove si venderà di tutto e a quel punto Ferrero and Company dovranno riconoscere che oggi hanno vinto gli USA.
Quello che noi vorremmo affermare è che non devono vincere né gli USA né Cuba, ma devono vincere i cittadini che hanno il diritto di avere la possibilità di scegliere il proprio futuro, di abbracciare l’ideologia che vogliono, senza vedersela imporre e senza imporla agli altri.
Fidel Castro aveva salvato Cuba, che si era trasformata all’epoca dopo la famosa dittatura di Battista in un vero e proprio “bordello,” aveva permesso ai cubani di mangiare almeno una volta al giorno e di questo molti gli devono rendere merito, ma da qui ad arrivare ad affermare che il comunismo ha vinto, vuol dire proprio non aver capito nulla della storia.
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Cuba; Stati Uniti
mercoledì 24 dicembre 2014
I 15 peccati della Chiesa secondo Francesco
Inviamo in occasione del Santo Natale questo spendido articolo sull'ultimo discorso di Papa Francesco; ciascuno di noi potrà meditare in merito alle parole di questo Papa che starivoluzionando la Chiesa
di Vito Mancuso - la Repubblica 23 dicembre 2014
Viva il Papa e abbasso la Curia!, verrebbe spontaneo gridare dopo il magnifico e severo discorso che papa Francesco ha rivolto ieri ai responsabili della Curia romana.
Il discorso con un’analisi ammirevole e coraggiosa elenca ben quindici malattie che secondo il Papa aggrediscono l’organismo di potere vaticano, ma in realtà si tratta di un’analisi perfettamente estendibile a tutte le altre nomenclature, a tutte le corti che nel mondo si formano inevitabilmente attorno a chi detiene il potere.
Ieri il Papa si è rivolto alla Curia romana, ma le sue parole colpiscono praticamente tutti gli organi di potere dell’odierna società, dalla politica all’economia, dalle università ai tribunali, in
Italia e ovunque nel mondo.
Tra le malattie della mente e del cuore dei burocrati vaticani e non, il Papa pone al primo posto ciò che definisce (1) la “malattia del sentirsi immortale o indispensabile”, vale a dire l’identificazione del proprio sé con il potere.
Seguono (2) “la malattia dell’eccessiva operosità” e (3) “l’impietrimento mentale e spirituale”, intendendo con ciò l’atteggiamento di coloro che “perdono la vivacità e l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando macchine di pratiche”. Le altre malattie del potere, elencate dal Papa spesso con termini colorati, sono:
(4) l’eccessiva pianificazione,
(5) il cattivo coordinamento che trasforma una squadra in “un’orchestra che produce chiasso”,
(6) “l’Alzheimer spirituale” che fa perdere la memoria dell’incontro con il Signore e consegna in balìa delle passioni,
(7) la rivalità e la vanagloria,
(8) la schizofrenia esistenziale che porta a vivere una doppia vita, di cui la seconda è all’insegna della dissolutezza,
(9) le chiacchiere e i pettegolezzi che arrivano a un vero e proprio
“terrorismo” delle parole,
(10) la divinizzazione dei capi in funzione del carrierismo,
(11) l’indifferenza verso i colleghi che priva della solidarietà e del calore umano e che anzi fa gioire delle difficoltà altrui,
(12) la faccia funerea di chi è duro e arrogante e non sa che cosa siano l’umorismo e l’autoironia,
(13) il desiderio di accumulare ricchezze,
(14) i circoli chiusi e infine
(15) l’esibizionismo.
Queste sono le numerose malattie che secondo il Papa aggrediscono la Curia romana e i suoi responsabili. Ma una domanda s’impone: è davvero così semplice separare il Pontefice dalla sua amministrazione?
La Curia romana è una creatura dei Papi, è l’espressione di ciò che per secoli è stato il Papato, governata dagli infallibili successori di Pietro dei quali tra l’altro quasi tutti coloro
che hanno regnato nel ‘900 sono stati proclamati santi o beati. Com’è quindi possibile il paradosso di papi così vicini a Dio e tuttavia incapaci di mettere ordine tra i più stretti collaboratori, scelti da
loro stessi? Come si concilia lo splendore dei pontefici canonizzati con una curia che dipende da
loro direttamente e che è così tanto malata?
La Curia romana non è piovuta in Vaticano dal cielo, né è stata messa lì da qualche potentato
straniero, ma è sorta quale logica emanazione della politica ecclesiastica papale che ha fatto del
Vaticano un centro di potere assoluto, e non un organo di servizio come vorrebbe oggi papa
Francesco. Se si vuole la coerenza del ragionamento, indispensabile alla coerenza della vita
giustamente tanto cara a papa Francesco, occorre concludere che i mali della Curia romana non
possono non essere esattamente i mali dello stesso potere pontificio.
Il papato per secoli ha concepito se stesso come potere assoluto senza spazio per una minima forma
di critica e meno che mai di opposizione, traducendo fisicamente questa impostazione in precisi
segni di spettacolare effetto quali il bacio della pantofola, la sedia gestatoria, e la tiara pontificia
detta anche triregno tempestata di pietre preziose. Chi lavorava in Curia respirava quotidianamente
quest’aria e non c’è nulla da meravigliarsi se poi, nella sua vita privata, tendesse a riprodurne la
logica circondandosi a sua volta di lusso e di potere. È stato così per secoli e, come fa intendere il
discorso di papa Francesco, è così ancora oggi. Emblematico è il caso del cardinal Bertone, per anni
a capo della Curia romana e ora autopremiatosi con un lussuoso superattico nel quale probabilmente
si aggira fiero contemplando i frutti di un fedele servizio alla logica del potere.
L’impietrimento mentale e spirituale denunciato da papa Francesco come malattia n. 3 non è altro
che la conseguenza di come nei secoli è stata interpretata la figura del successore di Pietro. Quindi
la riforma della curia non può che condurre a una riforma del papato. Avrà la forza papa Francesco
per intraprendere questa strada? La volontà, di sicuro, sì.
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Papa Francesco
sabato 20 dicembre 2014
MAFIA CAPITALE
Le vicende che hanno visto coinvolta l’ex giunta di centro-destra, (anzi più di destra che di centro). Alemanno a Roma hanno lasciato in tutti molto amaro in bocca.
Ancora una volta si è scoperchiato il vaso di Pandora e ne è uscito di tutto e di più.
La fame di soldi di certi personaggi che non possono essere definiti politici ma solo delinquenti, si è mostrata senza fondo: i corrotti della Prima Repubblica quanto meno le opere le realizzavano e si facevano dare solo una piccola percentuale sul valore delle opere.
I politici della seconda Repubblica si fanno corrompere, prendono somme assurde che fanno passare per dei lattanti i corrotti della prima Repubblica, se li mettono in tasca, o meglio nelle valigie, come qualche giornale ha scritto o li trasformano in lingotti d’oro e li portano in Tanzania, così come ha scritto qualche giornale ma per i loro nipoti non lasciano nulla: ne opere ne progetti.
Ma quello che è più assurdo della vicenda romana è il fatto che alla giunta che ha rubato non succede praticamente nulla, in compenso si chiede alla giunta Marino di dimettersi dimenticando che è arrivata dopo, che ha bloccato questa ladroneria, che ha fatto dire al capo della banda che coordinava gli affari illeciti: “con l’arrivo di questi (Marino) abbiamo finito di guadagnare”. Nonostante questo c’è un centro destra, Forza Italia in testa, che chiede che la giunta Marino venga commissariata.
Sarebbe come dire che un imprenditore che, grazie ad un dipendente che gli ha riferito che un suo collega rubava, anziché licenziare il ladro, licenzia chi gli ha fatto scoprire il ladro.
L’Italia è proprio un paese tutto da scoprire, la sfacciataggine e l’ipocrisia di certa gente merita di essere sbugiardata sulla prime pagine dei giornali.
Ci auguravamo che i partiti del centro-destra che avevano governato Roma nel periodo delle ladronerie, se ne stessero zitti perché avevano tutto da guadagnare, eppure no, la supponenza di questi soggetti, la loro sfrontatezza fa dire loro cose di cui dovrebbero vergognarsi.
Se la giunta Marino non ha commesso dei reati non deve dimettersi, ma devono dimettersi tutti i Consiglieri Comunali che si richiamano alla giunta precedente perché, vista l’enormità delle ladronerie che si stanno scoprendo non è possibile che nessuno sapesse nulla!
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Giunta Marino; Alemanno; Mafia Capitale
mercoledì 29 ottobre 2014
La lettera che Reyahneh Jabbari, impiccata a 26 anni per aver ucciso il suo stupratore, ha scritto a sua madre Sholeh
Ecco l’ultima straziante lettera, pubblicata su Huffington Post, che Reyahneh Jabbari, impiccata a 26 anni per aver ucciso il suo stupratore, ha scritto a sua madre Sholeh.
E' una lezione di vita ed u8n appello perchè certe barbarie non debba più verificarsi.
Tutti, credenti di qualsiasi Dio, e non credenti non possono permettere che si verifichino ancora simili crimini, diversamente diverremmo tutti complici dei carnefici: il difetto più grande dell'uomo è la totale indifferenza di fronti a simili fatti che dovrebbero inorridirci.
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Madre, non piangere accuserò i giudici al tribunale di Dio e ora dona i miei occhi
di Reyhaneh Jabbari - la Repubblica 27 ottobre 2014
Cara madre, oggi ho appreso che ora è il mio turno di affrontare la Qisas ( la legge del taglione del
regime iraniano, ndr). Mi ferisce che tu stessa non mi abbia fatto sapere che ero arrivata all’ultima
pagina del libro della mia vita. Non credi avrei dovuto saperlo? Perché non mi hai dato la possibilità
di baciare la tua mano e quella di papà?
Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni. Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. Il
mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e dopo qualche giorno la polizia ti
avrebbe portato all’obitorio per identificare il mio corpo e là avresti saputo che ero anche stata
stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non siamo ricchi e potenti come
lui. Poi tu avresti continuato la tua vita soffrendo e vergognandoti e qualche anno dopo saresti morta per questa sofferenza e sarebbe andata così.
Ma con quel maledetto colpo la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato da qualche parte
ma nella tomba della prigione di Evin e della sua sezione di isolamento. E ora nella prigione-tomba
di Shahr-e Ray. Ma arrenditi al destino e non lamentarti. Tu sai bene che la morte non è la fine della
vita. Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo per fare esperienza e imparare la lezione e
che a ognuno che nasce viene messa una responsabilità sulle spalle. Ho imparato che a volte
bisogna lottare.
Tu ci hai insegnato, quando andavamo a scuola, che si deve essere una signora di fronte alle
discussioni e alle lamentele. Ti ricordi quanto notavi il modo in cui ci comportavamo? La tua
esperienza era sbagliata. Essere presentabile in tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a
sangue freddo. Non ho versato lacrime. Non ho implorato. Non mi sono disperata, perché avevo
fiducia nella legge. Ma sono stata accusata di rimanere indifferente di fronte ad un crimine. Lo sai,
non uccidevo neanche le zanzare e gettavo via gli scarafaggi prendendoli dalle antenne e ora sono
diventata un’assassina volontaria. Il modo in cui trattavo gli animali è stato interpretato come un
comportamento mascolino e il giudice non si è neanche preoccupato di tenere in considerazione il
fatto che all’epoca dell’incidente avevo le unghie lunghe e laccate.
Quant’è ottimista colui che si aspetta giustizia dai giudici! Il giudice non ha mai contestato il fatto che le mie mani non sono ruvide come quelle di uno sportivo, specialmente un pugile. E questo paese per il quale tu hai piantato l’amore in me, non mi ha mai voluto e nessuno mi ha sostenuto quando sotto i colpi degli inquirenti gridavo e sentivo i termini più volgari. Quando ho perduto il mio ultimo segno di bellezza, rasandomi i capelli, sono stata ricompensata: 11 giorni in isolamento.
Cara mamma, non piangere per ciò che stai sentendo. Il primo giorno in cui alla stazione di polizia
una vecchia agente zitella mi ha schiaffeggiato per le mie unghie, ho capito che la bellezza non
viene ricercata in quest’epoca. La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una
bella scrittura, la bellezza degli occhi e della visione e persino la bellezza di una voce dolce.
Le mie parole sono eterne e le affido tutte a qualcun altro, in modo che quando verrò giustiziata
senza la tua presenza e senza che tu lo sappia, ti vengano consegnate. Ti lascio molto parole scritte a
mano come mia eredità.
Però, prima della mia morte voglio qualcosa da te, qualcosa che mi devi dare con tutte le tue forze.
In realtà è l’unica cosa che voglio da questo mondo, da questo paese e da te. So che avrai bisogno di
tempo per questo. Ti prego non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e dica a tutti la
mia richiesta. Mia dolce madre, l’unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra.
Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore diventino polvere. Prega perché venga disposto
che, non appena sarò stata impiccata il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le ossa e qualunque altra
cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno,
come un dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori,
oppure pregate per me. Te lo dico dal profondo del mio cuore che non voglio avere una tomba dove
tu andrai a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fai di tutto per
dimenticare i miei giorni difficili. Dammi al vento perché mi porti via.
Il mondo non ci ama. Non ha voluto che si compisse il mio destino. E ora mi arrendo ad esso ed
abbraccio la morte. Perché di fronte al tribunale di Dio io accuserò gli ispettori, accuserò il giudice
e i giudici della Corte Suprema che mi hanno picchiato mentre ero sveglia e non hanno smesso di
minacciarmi. Nel tribunale del creatore accuserò tutti coloro che per ignoranza e con le loro bugie
mi hanno fatto del male ed hanno calpestato i mie diritti e non hanno prestato attenzione al fatto che
a volte ciò che sembra vero è molto diverso dalla realtà.
Cara Sholeh dal cuore tenero, nell’altro mondo siamo tu ed io gli accusatori e gli altri gli accusati.
Vediamo cosa vuole Dio. Vorrei abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene.
Reyhaneh
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Reyahneh Jabbari
martedì 30 settembre 2014
TERRA DEI FUOCHI E RESPONSABILITA’
Giorni fa abbiamo sentito una interessante trasmissione radiofonica nel corso della quale sono stati intervistati i medici degli ospedali interessati all’area denominata “Terra dei fuochi” tutti si ricordano di cosa si tratta, ma lo ricordiamo: è la zona nella quale la malavita organizzata della Campania ha sotterrato migliaia di tonnellate di rifiuti tossici nocivi che hanno creato dei gas che a contatto con l’aria provocano dei fuochi ed è un ambiente fortemente insalubre.
Questi medici affermavano che le neoplasie (tumori) sono aumentate in modo esponenziale anche nelle persone molto giovani.
Naturalmente la colpa è dello Stato che non ha vigilato in questa zona e i cittadini della terra dei fuochi ora chiedono anche di essere risarciti del danno che stanno subendo.
Una volta tanto vogliamo essere più polemici di quello che solitamente siamo: ma in tutti questi anni questi cittadini non hanno mai visto qualcuno fare delle buche e interrare di fianco alla loro casa rifiuti tossici?
Dov’era tutta la popolazione quando la malavita organizzata faceva scempio del loro territorio?
L’omertà la faceva da padrona ed ora lo Stato deve anche preoccuparsi e di questo siamo concordi, della loro salute spendendo un mare di denaro non solo ma sarà probabilmente citato in giudizio per ottenere anche il risarcimento dei danni che queste persone hanno subito.
L’augurio che ci facciamo e che non via sia qualche magistrato che pronunci delle sentenze di condanna dello Stato senza dichiarare che vi è una grossa corresponsabilità dei cittadini nel non aver denunciato le situazioni illecite che si svolgevano davanti ai loro occhi.
Se invece lo Stato dovesse essere condannato al risarcimento dei danni sarebbe una beffa per i cittadini che spontaneamente segnalano le situazioni di malaffare agli organi di Polizia e, come capita spesso, subiscono anche le relative ritorsioni ma se ne stanno zitte comportandosi da cittadini corretti.
Il principio “vivi e lascia vivere” non vale sempre: chi è a conoscenza di un reato lo deve denunciare, diversamente devono essere considerati come complici di chi ha commesso il reato.
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terra dei fuochi
mercoledì 24 settembre 2014
SCOZIA FOR EVER
Questo era uno dei tanti slogan coniati in occasione del referendum sull’indipendenza dal Regno Unito della Scozia.
Il referendum svoltosi nei giorni scorsi ha avuto esito negativo per i separatisti: la maggioranza di scozzesi ha detto no alla proposta e, conseguentemente, il pericolo della separazione della Scozia dal Regno Unito è passato probabilmente per sempre.
La storia della Scozia è una storia tutta sua, parte da un regno autonomo, per arrivare ad un’unione – il Regno Unito – ed è diversa completamente dalla storia della Padania, per le quali la Lega per anni ha tentato di portare avanti la secessione, con particolare riferimento alla Lombardia.
I secessionisti lombardi e i leghisti in particolare erano già pronti con i moduli per la raccolta di firme, in caso di vittoria dei separatisti in Scozia, per promuovere un referendum per la secessione della Lombardia dall’Italia.
Questi moduli dopo il risultato scozzese sono stati rimessi nel vecchio cassetto dove riposeranno per sempre.
Mia nonna diceva che “è meglio morire nel mare che nel Ticino” nel senso che le cose grandi (lo Stato Italiano) sono meglio del Ticino (la Lombardia) e, come tutti i detti dei nostri avi che hanno una grande base di saggezza, anche questo ne ha molta.
Gli scozzesi che hanno detto no alla separazione, hanno lasciato da parte tutte le questioni “sentimentali” e, se ci è consentito, anche parte della loro storia che li ha visti per secoli autonomi con il loro “Regno di Scozia” e hanno pensato alla concretezza: la Scozia è sicuramente più forte se è parte del Regno Unito, da sola conterebbe poco per non dire nulla.
Su queste basi hanno votato no alla separazione.
La serietà del capo dei separatisti è stata altissima non ha addebitato l’insuccesso ad altri ma a se stesso (quando un politico italiano farà questo offriremo una gassosa a tutti i nostri lettori), ed ha affermato che di un nuovo referendum se ne parlerà forse fra moltissimi anni, e ha rassegnato le sue dimissioni: la serietà è questa e non è altro.
Gli scozzesi non hanno ragionato con la pancia, come fanno molti in Italia, ma hanno ragionato con la testa e hanno ottenuto un risultato che non rappresenta una vittoria di un sì o di un no, ma rappresenta la vittoria del futuro degli scozzesi.
La vittoria del no ha rappresentato una forte batosta per i secessionisti lombardi i quali già sorridevano convinti che in Scozia il referendum sarebbe passato.
Abbiamo parlato con alcuni esponenti della Lega, i quali ci avevano confermato l’intenzione, in caso di vittoria dei separatisti scozzesi, di essere pronti per chiedere un referendum per ottenere la secessione della Lombardia: non li abbiamo ancora incontrati dopo il referendum, ma sicuramente avranno lo sguardo rivolto a terra e si sentiranno delusi ma sbagliano in quanto è stata una vera a propria fortuna che in Scozia sia andata in questo modo, perché diversamente avrebbero avuto una batosta più pesante in Lombardia, in quanto i lombardi avranno un mucchio di difetti ma sanno difendere i propri interessi e l’interesse che hanno i lombardi, gli imprenditori, i lavoratori, i giovani, gli anziani, gli uomini e le donne, i cittadini tutti, è di vedere la Lombardia forte in un’Italia forte.
mercoledì 20 agosto 2014
Ebola, i profughi e la macchina della paura
Sono arrivati a Busto 40 profughi e forse ne arriveranno altri 60 che dovrebbero essere ospitati nell’edificio ex Enel di Via dei Mille, per il momento sono uomini di età fra i 23 e 27 anni, con un livello culturale alto.
L'impressione che si ha è quello della improvvisazione, sembra che nessuno sappia nulla e che si viva alla giornata, in attesa che "altri" decidano che cosa Busto debba fare.
ma questo è un problema politico che deve risolvere la Giunta Farioli, ma dobbiamo dire che ci sembra strano che non vi siano stati accordi preventivi su un problema grave come quello dell'ospitalità da dare ai profughi da parte delle amministrazioni pubbliche; viene da chiedersi: perchè Busto deve ospitarne 100, e le altre città quanti ne ospiteranno?
in presenza di un problema così grave vi deve essere certamente "una cabina di regia" che decide "chi deve fare cosa", diversamente vi sarebbe il caos.
ma non vogliamo affrontare il probblrma sotto il profilo politico, ma esaminarlo per quelloche è agli occhi delle persone che non gestiscono i massimi sistemi.
non appena si è saputo che a Busto erano arrivati (e dovevano arrivare) dei profughi dall'Africa, immediatamente i fautori della paura si sono scatenati, quasi che la città fosse stata invasa da una moltitudine di barbari assatanati che violenteranno, ruberanno, distruggeranno ogni cosa, ma il fatto più grave è stato quello di aver cercato di terrazzare i Bustocchi paventando un imminente e sicuro pericolo molto più grave: il pericolo del diffondersi di una epidemia di Ebola, o di altre malattie più o meno contagiose.
Agli occhi di questi fomentatori della paura ogni differenza, come il colore della pelle o la diversità della lingua ogni dignità umana si confonde nell’immagine di una massa di persone minacciosa quasi fosse costituita da una moltitudine brulicante di insetti velenosi.
Anche a Busto oggi lavora la “macchina della paura” che rappresenta l’ultimo prodotto tra i più antichi utilizzati da coloro che risolvono tutti i problemi semplificandoli ai minimi termini.
La Lega ha fatto la sua fortuna politica ed elettorale proprio sulla semplificazione e sulla paura del nuovo e del diverso, incrementato alla fine degli anni “80 ed inizi anni “90 il cosiddetto ”mercato dell’odio”, che era diretto nei confronti degli immigrati, prima interni (i meridionali che venivano al Nord per trovare lavoro) e poi nei confronti degli immigrati esterni (gli extracomunitari che provengono da mo9lto lontano, ricordando le orde dei barbari che hanno distrutto l’Impero Romano), in ogni caso entrambi rappresentati come nemici ed invasori da combattere.
Con questa semplificazione del Mondo si è tentato di inculcare nella mente delle persone che si deve scindere l’interno dall’esterno. All’interno e all’amico si possono riferire tutto il bene e tutto l’amore, sull’esterno e sul nemico si riversano tutto il male e tutto l’odio; in questo modo non rischiamo più di scoprire che possiamo essere responsabili del nostro odio. Questo odio ora è solo il “loro” odio che noi, senza ovviamente nessuna colpa, restituiamo a loro capovolto
I mass media hanno portato alla ribalta il problema con titoloni pieni di effetto, “l’invasione dei profughi” , “Rischio Ebola”, “Profughi africani. Arrivano in tanti”, “Rivolte anti-profughi in tutta la Lombardia”, “Fermate l’invasione”, “Rischio contagio”, “Venti profughi sbarcano in Via dei Mille. Residenti in allarme per il virus Ebola”, questi sono alcuni dei titoli dei giornali locali ed anche Nazionali che non hanno certamente contribuito a tranquillizzare la popolazione che in questa zona non è certamente favorevole all’arrivo di altri extra comunitari.
A dire il vero la Lega è stata abbastanza tranquilla, a parte quale urlo senza senso del tipo: “Il Comune doveva opporsi”, “Profughi in arrivo ma la Lega dice no:Voteremo contro”, “Per loro il Comune non deve spendere un Euro”
Sono altri hanno utilizzato in modo eclatante lo strumento della paura di ben nota memoria: “Sono preoccupato per il rischio Ebola”: così titola la lettera inviata ad un giornale a firma di un esponente di partito in cerca di notorietà e di spazio politico, il quale ovviamente da la colpa del tutto alla sinistra, esattamente come ha fatto un famoso capo di stato tedesco che attribuiva la responsabilità della crisi economica della Germania ai comunisti e ai finanzieri Ebrei.
Ma forse l’autore della lettera probabilmente non ha una precisa cognizione di che cosa sia il morbo Ebola, sarebbe stato sufficiente leggere le interviste rilasciate da due eminenti esperti, il professore Grossi e il dott. Renna, che in una recente intervista hanno spiegato, sotto il profilo, che “i timori sono ingiustificati. Ebola non ci minaccia”.
Anziché lanciare inutili profezie sarebbe stato opportuno che si fosse letto quanto aveva scritto Kafka nel libro “Il Castello”, nel quale l’autore esplicita il significato della parola “straniero”, in modo di rendersi conto di che cosa significhi essere straniero in terra straniera .
Ma forse la lettura si è fermata ad un concetto di società e di Stato che viene concepito come l’organizzazione di una Comunità di esseri “fisicamente e spiritualmente solidali, per rendere possibile la conservazione della specie, e il raggiungimento dei suoi scopi di esistenza, predestinati dalla Provvidenza”, concetti tanto cari al capo di stato sopra citato, tanto che li aveva posti alla base della filosofia esposta nel libro che aveva scritto quando aveva raggiunto il potere.
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